29 gennaio 2011

Dall'intervista a Mario Monicelli ad Anno Zero

"Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi? Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù... Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra... il grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari». Ormai nessuno si dimette, tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a intrallazzare. Non c’è nessuna dignità. E’ la generazione che è corrotta, malata, che va spazzata via. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono "State buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà... sì, siete dei precari, ma fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto". Come finisce questo film? Non lo so, spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto... che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni."

16 dicembre 2010

Tremendamente in colpa!!!!

"Tremendamente in colpa! Si è questo il mio stato d'animo. Per la prima volta in vita mia a 38 anni. Dopo anni di non violenza, di amore per la pace e la fratellanza. L'ultima volta che ho usato le mani e mi sono picchiato con qualcuno avrò avuto 16 anni per difendere una ragazzina che mi piaceva! Ma ora no, non è la stessa cosa. Faccio un lavoro che amo, recito in teatro, con una mia compagnia, giro l'Italia in tournèe, non sono il figlio di nessuno, mio padre è un impiegato in pensione, mia madre, sempre in pensione era maestra alle elementari, ho una sorella sposata che mi ha dato 3 splendidi nipoti di 12, 9 e 6 anni. Non avrei motivo di lamentarmi, eppure oggi durante il tg delle 13,30 mentre in diretta dalla Camera dove si votava la SFIDUCIA AL GOVERNO BERLUSCONI, si assisteva in diretta ad una rissa tra deputati, con botte fischi e urla, uno dei miei nipoti mi ha chiesto: “Zio, ma che fanno? Non sono i politici quelli?”. Beh, per un attimo sono rimasto basito. Poi ho risposto: “Vedi, quello è ciò che non deve mai accadere in paese civile. Mai dovrai fare una cosa simile anche con chi non la pensa come te, a meno che qualcuno non attenti alla tua libertà o ti stia in qualche modo violentando”. Dopo qualche minuto il tg ha mostrato gli scontri in piazza, lungo le strade di Roma. E ancora mio nipote “E questi che fanno, sono pazzi?”. Io a quel punto: “Forse si, ma vedi… questi pazzi stanno cercando di entrare nel palazzo dove sono i signori che si picchiano in giacca e cravatta per cacciarli via e non permettergli più di violentare il nostro futuro, si forse sono proprio dei pazzi…”. Ecco perché oggi pomeriggio, rientrato a casa a lavorare al pc con la tv su skytg24, sono qui che mi logoro, ho una strana sensazione allo stomaco, ebbene si, mi sento tremendamente in colpa, 2 volte in colpa. La prima per non essere sceso in piazza anch'io a cercare di far capire, non a Berlusconi, non a Fini o alla sinistra, ma a tutto il mondo politico che il FUTURO non li sopporta più, non permetterà più di gestire questo paese in questo modo mafioso lobbistico e indegno! La seconda per ciò che sto provando, non ho mai provato tutto questa voglia di violenza verso nessuno! E il fatto che per un attimo ho sperato che quei “pazzi” incappucciati e armati di spranghe riuscissero ad entrare nel palazzo, mi fa provare vergogna, da cittadino civile e maturo, provo vergogna per ciò che sento! Si scende in piazza quando non si ha un lavoro e i soldi per mangiare. Ma quelli come me hanno un lavoro e soldi per mangiare, fanno tutto sommato una “bella vita”, magari qualche mese fanno fatica ad arrivare al 31, ma tutto sommato perché scendere in piazza e rischiare pure di prendere qualche manganellata? È questa la verità, solo questa, per questo mi vergogno. Allora riaccendo la tv, guardo bene le immagini e tra tanti incappucciati violenti, vedo anche molti giovani arrabbiati. È IL FUTURO INCAZZATO, altro che black block e teppisti… quelli sono il futuro che vuole a tutti i costi entrare in quell'aula e strappare quei vecchi mafiosi, senza differenza di colore e partito politico, opportunisti dalle poltrone per cambiare in meglio questo paese! Questo è ciò che un cittadino, uno dei tanti, un signor nessuno, vede, sente, prova in questa triste giornata italiana!". Fabio A. - Roma

14 ottobre 2010

22 settembre 2010

14 settembre 2010

COSÌ PRODI FU AFFONDATO

di Paola Zanca

“Io li inseguivo in tutte le parti d'Italia e del mondo. Li chiamavo al telefono per capire che intenzioni avessero. Insistevo. E ogni volta mi sentivo rispondere: ‘Veniamo, non ci sono problemi’. E poi non si faceva vedere nessuno”. Antonio Boccia per due anni ha fatto il pallottoliere del governo Prodi. Segretario d'aula al Senato, dal 2006 al 2008 passava le giornate a contare e ricontare i voti che tenevano in piedi la risicatissima maggioranza di centrosinistra.
E non sono solo numeri quelli con cui ha dovuto avere a che fare. Tra crisi di coscienza, litigate e spaccature, il rischio che i corteggiamenti del centrodestra affondassero come un coltello nel burro era una costante quotidiana. “Finché ci si prova è un conto. Ma poi se qualcuno ti si avvicina e chiede ‘Che ti serve?’, cambia tutto”. Ecco, quella domanda, nei lunghi mesi di agonia del governo Prodi se la sono sentita fare in molti. “E in tanti se la sentono fare anche oggi. Certo, ci sono colleghi che per quieto vivere non lo vanno a raccontare ai giornali”. MA PER CHI ogni giorno doveva governare i colleghi che avevano ceduto al corteggiamento – e che secondo uno degli arrestati nell’inchiesta P3, Arcangelo Martino, venivano convinti da profumate somme di denaro – le parole non servivano. I segnali li riconoscevi subito. Boccia ricorda che l'innamoramento per il centrodestra del senatore eletto all'estero Luigi Pallaro, per esempio, non aveva bisogno di spiegazioni. “Sin dall'inizio lui disse che era un ‘indipendente’ di centrosinistra. Ma ha sempre votato con noi, fino a quando non si sentì cominciare a parlare della cosiddetta ‘compravendita. Cominciò ad assentarsi in modo sempre più frequente, mi assicurava che avrebbe partecipato al voto e poi non partiva nemmeno dall'America. A volte era addirittura in Italia e non si faceva vedere. So per certo che almeno una volta in Sudamerica incontrò Berlusconi. Non penso parlassero di politica. Certo, non ci sono prove concrete dell’‘acquisto’, ma eravamo in una situazione di instabilità tale che i suoi comportamenti non erano giustificabili. Le nostre insistenze erano tali, che il fatto che non venisse a votare era chiaramente indicativo della volontà di lasciare la maggioranza”. E così fu: nemmeno quel 24 gennaio del 2008, quando Prodi chiese la fiducia al Senato, Pallaro era in aula. ALTRE VOLTE, che qualcosa era cambiato, lo capivi dai giochi d'astuzia. “I diniani erano tre – ricorda Boccia – Dini, Scalera e D'Amico. D'Amico è rimasto sempre coerente con il centrosinistra, gli altri due a un certo punto hanno cominciato con i comportamenti equivoci. Si astenevano, pur sapendo che al Senato l'astensione è un voto contrario. Ogni volta io li chiamavo. Loro dicevano “Veniamo, non ci sono problemi”. Soprattutto Scalera, faceva la parte del mediatore, ma poi alla fine seguiva la posizione di Dini. Si comportavano anche maliziosamente: arrivavano qualche minuto dopo che il voto era iniziato. Il loro era quasi un atteggiamento goliardico: la presa di distanza c'era nei fatti, ma nella sostanza non doveva apparire. Sui loro voti, non si poteva fare affidamento”. Decisamente no: tra i 161 no alla fiducia che portarono Prodi alle dimissioni, c'era anche quello di Lamberto Dini. Scalera si astenne. Martino, nell’interrogatorio, ha parlato anche di lui: Scalera sarebbe stato avvicinato dall’ex assessore campano Sica per conto di Berlusconi. E Dini nel 2008 ha ricevuto un versamento improvviso da un imprenditore amico dello stesso Sica. Ci sono i casi più noti, quelli dei senatori Sergio De Gregorio e Nino Randazzo. Il primo, eletto nelle liste dell'Idv, diventò presidente della commissione Difesa grazie ai voti del centrodestra e fondò il movimento Italiani nel Mondo. Finì indagato per corruzione dalla Procura di Napoli (che poi archiviò il caso), per un versamento da 700 mila euro da parte di Forza Italia. Il secondo ricevette la proposta indecente durante un pranzo a Palazzo Grazioli. Poi scrisse una lettera a Berlusconi per rispondere “no, grazie” al suo invito a passare nell'altra metà dell'emiciclo. Boccia ricorda anche i “casi di coscienza”, gli addii dal sapore tutto politico: Turigliatto, Fisichella (influenzato, dice l’ex segretario d'aula, “più dalla gerarchia ecclesiastica che da quella berlusconiana”), la Binetti, “una delle prime a non votare la fiducia al governo”. Non fu di stampo politico, ma al massimo “politichese”, sostiene Boccia, l'atteggiamento dei senatori Bordon e Manzione. “Cercavano un contraccambio politico, ma non posso dire che trattavano con il centrodestra: non ci furono episodi tali da far pensare che fossero caduti nella rete della compravendita”. Non crede alle ragioni dell'ortodossia, Boccia, nel caso di Ferdinando Rossi. “Il suo caso lo chiamerei 'contrattualistico': ogni volta che dava un voto ci voleva una contropartita. Cominciò ad astenersi, ad assumere posizioni equivoche. Noi avevamo qualche dubbio che il prezzo da pagare fosse sempre più alto solo per arrivare alla rottura. Il sospetto venne a tutti: ci faceva mettere al voto emendamenti talmente pretestuosi che sembrava andasse alla ricerca di una scusa per andarsene”. Interpellato, Rossi non si scandalizza: “Lo aveva già detto Bertinotti in una riunione dei parlamentari del Prc: ‘Attenti che Rossi se lo sono comprati’. Sono stato tanti anni nei partiti comunisti: il miglior metodo per demolire gli avversari è dire che sono agenti del nemico”. CERTO, la parola responsabilità, ricorda Boccia, a quell'epoca non si poteva nemmeno nominare. “Mussi e Salvi si erano portati via dieci senatori, poi era arrivata anche la rottura di Angius. In un clima di questo genere – ricorda Boccia – le vicende delle persone singole finivano per esaltarsi: se provavi a parlare con i Manzione, i Bordon, i Dini, quelli ti rispondevano: ‘Che andate cercando? Vi preoccupate se io faccio un po' di manfrina quando avete gruppi interi che vanno da soli?’. La verità – conclude Boccia – è che danno la colpa a Ma-stella e lui è stato solo l'ultimo ad andarsene. Certo, sia lui che Dini sono finiti nel centrodestra. Vuol dire che qualche discorso se l'erano fatto...”. 



http://idv-voghera.blogspot.com/2010/09/cosi-prodi-fu-affondato-cosi-prodi-fu.html



da il FATTO Q. del 14 sett

24 maggio 2010

Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Gentilissimo Presidente
Le scrivo in rappresentanza delle centinaia di testate locali che ogni giorno, nel nostro paese, si battono per la libertà d’espressione. Piccoli “nidi di ragno” innestati in territori spesso difficili o come, nel nostro caso, in terra di mafia, clientelismo e corruzione. Gentilissimo Presidente, ogni giorno “giornalisti per amore” vengono pestati, minacciati, intimiditi per l’unica colpa di volere raccontare la verità, di tentare di rendere onore ai padri costituenti che ci regalarono l’Articolo 21 della Costituzione ed, insieme ad esso, la democrazia e la libertà col costo di migliaia di vite umane.
Siamo carne da macello, signor Presidente, alla mercé di mafiosi, politici corrotti e scagnozzi che vogliono rendersi belli agli occhi dei capi. Spesso soli nelle nostre battaglie, nelle denunce da Trento a Trapani. Siamo anche quelli che conoscono meglio il territorio, perché lo viviamo ogni giorno. Perché col mafioso o col politico corrotto che denunciamo spesso ci tocca dividere il bancone dello stesso bar. Siamo anticorpi democratici di un paese che, anche grazie al suo governo, sta andando in cancrena.
Abbiamo mille volti e mille mezzi. Siamo blogger, speaker, redattori, scriviamo via web, parliamo via etere, raccontiamo su carta. Non siamo giornalisti ma veniamo perseguitati come tali. Abbiamo i nostri eroi, alcuni scolpiti nella storia come Peppino Impastato, altri fortunatamente ancora liberi di esprimere il loro pensiero come Carlo Ruta o Pino Maniaci. Ma soprattutto gentilissimo Presidente abbiamo fatto la nostra scelta: la nostra libertà vale molto di più delle nostra vita.
Dove non hanno potuto i bossoli, le lettere intimidatorie, le minacce, le denuncie, le querele mirate, dove non ha potuto la più potente ed influente famiglia politico/mafiosa della Sicilia, non potrà una legge canaglia come quella sulle intercettazioni.
Lei e il suo fido Alfano v’illudete che una norma moralmente illegale possa diventare prassi solo perché vergata su crismi di burocratica legalità.
Signor Presidente noi continueremo a fare il nostro lavoro, raccontando quello che avviene, anticipando la notizia, veicolando le news e se il caso, scrivendo quello che (secondo voi) non si deve raccontare.
“Disonorare i mascalzoni è cosa giusta, perché, a ben vedere, è onorare gli onesti”.
Sa perché gentilissimo Presidente non potrà mai batterci? Perché giochiamo su un terreno a Lei sconosciuto. Quello della libertà individuale che diventa patrimonio collettivo. Non siamo in vendita e sappiamo “resistere” a tutto.
Siamo liberi e quello che facciamo lo facciamo di tasca nostra, rischiando di nostro. Perché è facile dire per una grande testata “noi resisteremo” dall’alto d’avvocati ben pagati e gruppi editoriali forti ma è ben più difficile farlo quando quel poco che hai in soldi di carta e rabbia ti serve anche per mangiare ogni giorno.
Ma lo facciamo in tutta Italia, da classici signor nessuno, senza enfasi o protagonismi. Perché amiamo il bello del nostro paese e ogni muro amico che ci ha visto piangere o sognare. Perché diciamo ogni giorno di voler mollare ed ogni giorno troviamo la forza di andare avanti. Perché amiamo le nostre donne e ci perdiamo negli occhi dei nostri figli a cui vorremmo consegnare qualcosa di più bello del paese attuale.
Ed abbiamo riferimenti etici alti: Pietro Ingrao, Vittoria Giunti, Luigi Ciotti, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e quel Piero Calamandrei che dei partigiani italiani diceva così:” Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la fede e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili ed oneste il loro sogno di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti. Non dobbiamo tradirli”.
Non li tradiremo signor Presidente.
“Se ci volete silenti dovete spararci” dicemmo da ragazzini, di un piccolo giornale locale (Ad Est) di un piccolo paese dell’entroterra agrigentino, ad uno scagnozzo mafioso che ci intimava di tacere.
Lo ripetiamo a Lei che con l’aureola della legalità vuole imporci lo stesso mafioso silenzio.
Non taceremo e non molleremo neppure un centimetro. Quindi signor Presidente non ha altra scelta: ritiri la legge o prepari tanti proiettili, perché siamo in molti. Indietro non torniamo…neanche per prendere la rincorsa.

di Gaetano Alessi – Ad Est – Articolo21

4 maggio 2010

SE UN GIORNO MI VEDRAI VECCHIO

SE MI SPORCO QUANDO MANGIO E... NON RIESCO A VESTIRMI... ABBI PAZIENZA.
RICORDA IL TEMPO CHE HO TRASCORSO AD INSEGNARTELO.
SE QUANDO PARLO CON TE RIPETO SEMPRE LE STESSE COSE...
NON MI INTERROMPERE... ASCOLTAMI.
QUANDO ERI PICCOLO DOVEVO RACCONTARTI OGNI SERA LA STESSA STORIA FINCHE’ NON TI ADDORMENTAVI.
QUANDO NON VOGLIO LAVARMI NON BIASIMARMI E NON FARMI VERGOGNARE...
RICORDATI QUANDO DOVEVO CORRERTI DIETRO INVENTANDO DELLE SCUSE PERCHE’ NON VOLEVI FARE IL BAGNO.
QUANDO VEDI LA MIA IGNORANZA DELLE NUOVE TECNOLOGIE, DAMMI IL TEMPO NECESSARIO E NON GUARDARMI CON QUEL SORRISETTO IRONICO
HO AVUTO TUTTA LA PAZIENZA PER INSEGANRTI L’ABC.
QUANDO AD UN CERTO PUNTO NON RIESCO A RICORDARE O PERDO IL FILO DEL DISCORSO... DAMMI IL TEMPO NECESSARIO PER RICORDARE E SE NON CI RIESCO
NON TI INNERVOSIRE...
LA COSA PIU’ IMPORTANTE NON E’ QUELLO CHE DICO
MA IL MIO BISOGNO DI ESSERE CON TE ED AVERTI LI CHE MI ASCOLTI.
QUANDO LE MIE GAMBE STANCHE NON MI CONSENTONO DI TENERE IL TUO PASSO
NON TRATTARMI COME FOSSI UN PESO.
VIENI VERSO DI ME CON LE TUE MANI FORTI NELLO STESSO MODO CON CUI IO L’HO FATTO CON TE QUANDO MUOVEVI I TUOI PRIMI PASSI
QUANDO DICO CHE VORREI ESSERE MORTO...
NON ARRABBIARTI UN GIORNO COMPRENDERAI CHE COSA MI SPINGE A DIRLO.
CERCA DI CAPIRE CHE ALLA MIA ETA’ NON SI VIVE, SI SOPRAVVIVE.
UN GIORNO SCOPRIRAI CHE NONOSTANTE I MIEI ERRORI HO SEMPRE VOLUTO IL MEGLIO PER TE, CHE HO TENTATO DI SPIANARTI LA STRADA.
DAMMI UN PO’ DEL TUO TEMPO,
DAMMI UN PO’ DELLA TUA PAZIENZA,
DAMMI UNA SPALLA SU CUI POGGIARE LA TESTA,
ALLO STESSO MODO IN CUI IO L’HO FATTO PER TE.
AIUTAMI A CAMMINARE, AIUTAMI A FINIRE I MIEI GIORNI CON AMORE E PAZIENZA.
IN CAMBIO IO TI DARO’ UN SORRISO E L’IMMENSO AMORE CHE HO SEMPRE AVUTO PER TE.

TI AMO FIGLIO MIO E PREGO PER TE ANCHE SE MI IGNORI.

IL TUO PAPA'